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Calcolo ritenuta d'acconto
Dal compenso alla somma che ti arriva sul conto: ritenuta del 20%, rivalsa INPS e IVA calcolate per te.
Aggiornato alle regole 2026
Come funziona la ritenuta d'acconto
Quando un professionista o un lavoratore autonomo emette una fattura a un'azienda, l'azienda (il sostituto d'imposta) trattiene il 20% del compenso e lo versa direttamente allo Stato come anticipo sulle imposte di chi ha fatto la prestazione. Chi incassa riceve il resto e ritrova la ritenuta nella dichiarazione dei redditi come acconto già pagato.
La ritenuta si calcola sul compenso e sull'eventuale rivalsa INPS del 4%. L'IVA e la marca da bollo non fanno parte della base: l'azienda paga l'IVA al fornitore per intero, e la ritenuta si toglie solo dall'imponibile.
Se emetti una fattura senza IVA di importo superiore a 77,47 € devi applicare una marca da bollo da 2 €, che qui viene aggiunta in automatico.
Domande frequenti
I forfettari subiscono la ritenuta?
No. Chi è in regime forfettario scrive in fattura la dicitura che indica il regime e il cliente non applica la ritenuta d'acconto. Seleziona la casella forfettario qui sopra per vederlo.
Come funziona la prestazione occasionale?
Per una prestazione occasionale senza partita IVA il compenso lordo è soggetto a ritenuta del 20%. Il netto è l'80% del compenso. Non si applica né l'IVA né la rivalsa INPS, ma oltre 5.000 € di compensi nell'anno si pagano i contributi alla gestione separata.
Quando viene versata la ritenuta?
Il cliente la versa all'Agenzia delle Entrate con il modello F24 entro il 16 del mese successivo al pagamento, e rilascia la Certificazione Unica entro marzo dell'anno successivo.
Fonti
DPR 600/1973, articolo 25 (ritenute su redditi di lavoro autonomo); Legge 335/1995 (rivalsa INPS 4%); DPR 642/1972 (imposta di bollo); Legge 190/2014 (regime forfettario). Il calcolo è indicativo: per casi particolari rivolgiti al tuo commercialista.