Forfettario o regime ordinario: cosa conviene
Metti a confronto il netto che ti resta con la partita IVA forfettaria e con il regime ordinario, e scopri da quanti costi in su conviene l'ordinario.
Aggiornato alle regole 2026
Il confronto è sull'anno intero, senza altri redditi, familiari a carico o spese da detrarre (mediche, mutuo, figli): con questi l'ordinario può convenire di più.
Come funziona il confronto
In tutti e due i regimi i costi reali li paghi comunque: il netto mostrato è quello che resta dei ricavi dopo i costi, i contributi INPS e le imposte. Cambia solo il modo in cui si calcolano contributi e imposte.
Nel forfettario i costi non si deducono. Il reddito si ottiene applicando ai ricavi il coefficiente di redditività: con il 78% è come se il 22% dei ricavi fosse già speso, qualunque cosa tu abbia speso davvero. Dal reddito si tolgono i contributi versati e sul resto si paga un'imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi cinque anni di una nuova attività), che prende il posto di IRPEF, addizionali e IRAP.
Nel regime ordinario il reddito è la differenza tra ricavi e costi. Sul reddito si pagano i contributi, che poi si deducono. Su quello che resta si paga l'IRPEF a scaglioni, si toglie la detrazione per lavoro autonomo e si aggiungono le addizionali regionale e comunale.
Le tasse nel regime ordinario nel 2026
L'IRPEF 2026 è del 23% fino a 28.000 €, del 33% da 28.000 a 50.000 € e del 43% oltre. Si calcola sul reddito al netto dei contributi INPS. Per chi ha redditi di lavoro autonomo o d'impresa in contabilità semplificata c'è poi una detrazione, che si calcola sul reddito complessivo prima di togliere i contributi:
| Reddito complessivo | Detrazione |
|---|---|
| Fino a 5.500 € | 1.265 € |
| Da 5.500 a 28.000 € | 500 € + 765 € × (28.000 − reddito) ÷ 22.500 |
| Da 28.000 a 50.000 € | 500 € × (50.000 − reddito) ÷ 22.000 |
| Oltre 50.000 € | nessuna |
| Tra 11.000 e 17.000 € | 50 € in più |
Le addizionali si pagano sullo stesso reddito dell'IRPEF, ma solo se dopo la detrazione resta IRPEF da pagare. Con redditi bassi la detrazione azzera l'imposta, e allora non ci sono nemmeno le addizionali: è per questo che sotto qualche migliaio di euro l'ordinario può costare meno del forfettario anche senza costi.
L'IRAP non si paga. Dal 2022 l'IRAP non è dovuta dalle persone fisiche che svolgono un'attività professionale o commerciale, con o senza dipendenti e struttura organizzata. Prima la questione dipendeva dall'"autonoma organizzazione": oggi resta solo per le società e gli studi associati.
La soglia dei costi
Più costi hai, meno tasse paghi nell'ordinario, mentre nel forfettario le tasse restano uguali. Il calcolatore prova tutti i livelli di costo, euro per euro, da zero fino ai ricavi e ti dice da quale importo in su l'ordinario lascia sempre almeno lo stesso netto del forfettario.
Di solito la soglia è più alta della quota "forfettaria" dei costi (il 22% dei ricavi con il coefficiente del 78%), perché il forfettario ha anche l'aliquota piatta al 15% al posto degli scaglioni IRPEF. Con l'imposta al 5% della nuova attività la soglia sale ancora. Per artigiani e commercianti con redditi bassi può non esserci nessuna soglia: nell'ordinario non c'è la riduzione del 35% dei contributi.
E l'IVA?
Nel forfettario non applichi l'IVA in fattura. Nell'ordinario la aggiungi (di solito il 22%) e la versi allo Stato, togliendo l'IVA che hai pagato sugli acquisti: per te è una partita di giro, ed è per questo che il calcolo usa i ricavi e i costi senza IVA.
Per i tuoi clienti non è così. Un'azienda o un professionista recupera l'IVA che paga, un cliente privato no: nell'ordinario la stessa prestazione gli costa il 22% in più. Se lavori con privati e non puoi alzare i prezzi, l'IVA la paghi tu: su un prezzo finale di 40.000 € ti restano 32.786,89 € di ricavi e 7.213,11 € vanno in IVA. In questo caso rifai il calcolo con i ricavi senza IVA.
Al contrario, nel forfettario l'IVA sui tuoi acquisti non si recupera e diventa un costo: se hai molte spese con IVA, nel forfettario costano il 22% in più. Il calcolo non lo considera.
Chi può usare il forfettario nel 2026
Puoi applicare il forfettario nel 2026 se nel 2025 hai incassato non più di 85.000 € di ricavi o compensi e non hai speso più di 20.000 € lordi per dipendenti e collaboratori. Non puoi usarlo se nel 2025 hai avuto più di 35.000 € di reddito da lavoro dipendente o da pensione, salvo che il rapporto di lavoro sia finito. È escluso anche chi lavora soprattutto per il datore di lavoro attuale o per uno degli ultimi due anni, chi partecipa a società di persone, associazioni o imprese familiari e chi controlla una SRL che svolge un'attività collegata alla sua.
Se durante l'anno superi 100.000 € di ricavi esci dal forfettario subito, e dalla fattura che supera il limite devi applicare l'IVA. Per questo il calcolatore accetta ricavi fino a 100.000 €. Tra 85.000 e 100.000 € resti forfettario fino alla fine dell'anno, ma dall'anno dopo passi all'ordinario.
Cosa non è incluso
Il calcolo è una stima per un anno intero e di regime già avviato. Non considera:
- le casse professionali (avvocati, ingegneri, architetti, medici, commercialisti e altri), che hanno aliquote e minimi propri;
- altri redditi, familiari a carico e spese detraibili o deducibili, che nell'ordinario riducono l'IRPEF e nel forfettario no;
- il massimale annuo dei contributi, il reddito oltre il quale non se ne pagano più, che può contare solo con redditi vicini ai 100.000 €;
- la differenza tra contributi di competenza e contributi versati nell'anno, gli acconti e il primo anno di attività;
- la ritenuta d'acconto del 20% che i clienti con partita IVA trattengono nell'ordinario: è un anticipo dell'IRPEF, cambia quando incassi ma non quanto paghi;
- il bollo da 2 € sulle fatture del forfettario, i costi del commercialista e degli adempimenti (nell'ordinario di solito sono più alti), le perdite e gli ammortamenti.
Prima di cambiare regime fatti fare un confronto da un commercialista sui tuoi numeri reali.
Domande frequenti
Se nel forfettario i costi non contano, perché li devo inserire?
Perché li paghi lo stesso, e il netto vero è quello che resta dopo averli pagati. Il calcolo li toglie in tutti e due i regimi: nel forfettario solo dal netto, nell'ordinario anche dal reddito su cui paghi tasse e contributi.
Posso passare dal forfettario all'ordinario quando voglio?
Se hai i requisiti il forfettario si applica da solo, ma puoi scegliere l'ordinario. La scelta si comunica con la prima dichiarazione annuale successiva e vale per almeno tre anni: dopo resta valida un anno alla volta finché la applichi. Chiedi al tuo commercialista come e quando farlo.
Nell'ordinario devo pagare l'IRAP?
No, se sei una persona fisica: la legge di bilancio 2022 l'ha abolita per professionisti e imprese individuali, anche se hanno dipendenti. La pagano ancora le società e le associazioni professionali.
Il forfettario conviene sempre a chi inizia?
Quasi sempre, per l'imposta al 5% dei primi cinque anni. Fanno eccezione i redditi molto bassi, dove nell'ordinario la detrazione azzera l'IRPEF, e le attività con costi molto alti rispetto ai ricavi.
Sono anche dipendente: posso fare il confronto?
Se nel 2025 il tuo reddito da lavoro dipendente ha superato 35.000 € il forfettario non è possibile. Sotto il limite il confronto qui è solo indicativo: nell'ordinario il reddito della partita IVA si somma allo stipendio e viene tassato con l'aliquota più alta, mentre il calcolo lo considera da solo.
Fonti
Legge 190/2014, articolo 1, commi 54-89 (regime forfettario, testo in vigore nel 2026); legge 207/2024, articolo 1, comma 12, come modificato dalla legge 199/2025, articolo 1, comma 27 (limite di 35.000 € per gli anni 2025 e 2026); DPR 917/1986 (TUIR), articoli 10, 11 e 13, commi 5, 5-ter e 6 (oneri deducibili, scaglioni IRPEF e detrazione per lavoro autonomo); legge 199/2025, articolo 1, comma 3 (aliquota del 33%); D.Lgs. 446/1997, articolo 50, e D.Lgs. 360/1998, articolo 1 (addizionali); legge 234/2021, articolo 1, comma 8 (IRAP non dovuta dalle persone fisiche); DPR 633/1972, articolo 16 (IVA al 22%); INPS, circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 (artigiani e commercianti) e circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 (gestione separata). Il calcolo è una stima semplificata: per scegliere il regime rivolgiti a un professionista.
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